23) Overbeck. Testimone della pazzia di Nietzsche.
Forse l'unico che rimase amico di Nietzsche fino alla fine fu F.
Overbeck, di cui particolarmente preziosa  la testimonianza sulla
follia del filosofo, gi prevista nel 1875 da Cosima Wagner, la
quale, commentando alcune lettere inviategli da Nietzsche, aveva
affermato di temere che egli avrebbe fatto la fine di Hlderlin.
Nella prima parte della lettura Overbeck interpreta l'evento
tragico come conseguenza di diversi fattori, in particolare la sua
megalomania. Nella seconda parte Overbeck accenna al fatto che
Nietzsche si considerava il successore della morte di Dio, il
giullare della nuova eternit. Nella terza colpisce soprattutto
l'espressione: Per Nietzsche  finita.
F. Overbeck, Lettere al signor Kselitz (lettere a P. Gast-
Kselitz del gennaio 1889) (vedi manuale pagina 213).

 Mio caro Signor Kselitz,
verso nessuno pi che verso di Lei, io mi sento obbligato di dare
comunicazione immediata di una atroce disgrazia. Alcune lettere
indirizzate qui mi fecero costatare il manifestarsi della follia
di Nietzsche. Luned sera partii per Torino, ieri mattina ho
affidato Nietzsche, o piuttosto un cumulo di rovine di lui
riconoscibili soltanto per l'amico, all'ospedale psichiatrico di
qui. Ivi il suo caso, caratterizzato in primo luogo dalla pi
smisurata megalomania, (ma anche da molte altre cose!) viene
considerato senza speranza. Non ho mai visto un'immagine tanto
atroce della distruzione. Per molte ragioni devo oggi por termine
a questa comunicazione. Quale risposta alla Sua lettera che ho
trovato al mio ritorno! Lei sa in ogni caso quanto io mi affligga
con Lei.
Suo dev.mo.
Overbeck.
[...]
Il 6 gennaio Jakob Burckhardt ricevette una lettera di cui egli mi
inform subito, affidandomela temporaneamente in quanto primo
documento decisivo per il mio intervento. Allora divenne per me
chiaro che tra questa e la lettera precedente Nietzsche aveva
perduto se stesso - il 4 gennaio, come mi fu in seguito confermato
dal suo padrone di casa. Nietzsche non era soltanto re ma padre di
altri re (Umberto eccetera), era stato egli stesso al suo funerale
(a quello di suo figlio Robilant) e cos via, e tutto nel tono
scurrile di un folle. Disorientato, nella mia disperazione,
scrissi subito una lettera molto urgente, pregando Nietzsche di
venire subito da me; si trattava, come venni a sapere un giorno
dopo dal primario del nostro ospedale psichiatrico, di una follia
doppia, le cui possibili conseguenze io troncai subito, quel
giorno stesso, con l'annuncio telegrafico della mia partenza
immediata. Il collega Wille infatti - cos si chiama quel primario
- dopo che gli ebbi mostrato quella lettera a Burckhardt e
un'altra breve che ricevetti io stesso luned mattina, non mi
lasci dubbi sul fatto che non bisognava perdere tempo, e che, se
mi sentivo in qualche modo obbligato, dovevo partire subito. E di
questo gli sono ora molto grato, avendomi cos spinto subito ad
intraprendere pi di quel che ero cosciente di poter fare. Di
fatto io non avrei dovuto arrivare a Torino un'ora pi tardi. Lo
stesso pomeriggio - quello cio del mio arrivo, otto giorni or
sono - la cosa divenne uno scandalo pubblico, perch il padrone di
casa, il cui ritrovamento si aggrovigli per me in particolare
complicazioni, era stato alla polizia e al Consolato tedesco, come
seppi quando finalmente ebbi di fronte a me la moglie, mentre
un'ora prima, come ho gi potuto constatare, nulla era ancora noto
alla polizia. Nietzsche, che gi un giorno prima era caduto ed era
stato raccolto per strada, correva il pericolo di finire al pi
presto in un manicomio privato, e di essere circondato da
avventurieri, che in Italia in una tale circostanza possono
ritrovarsi insieme pi rapidamente che altrove. Era l'ultimo
momento nel quale era ancora possibile portarlo via senza ostacoli
particolari, salvo il suo proprio stato. Tralascio di descrivere
le condizioni toccanti in cui trovai Nietzsche, affidato alle cure
dei suoi padroni in casa (proprietari di un chiosco di giornali in
Via Carlo Alberto): anch'esse possono essere ritenute tipiche per
l'Italia. Ritorno alla cosa principale, cio al momento terribile
in cui io rividi Nietzsche, un momento terribile in un senso del
tutto singolare, e completamente diverso da tutto quanto accadde
dopo. Scorsi Nietzsche accovacciato nell'angolo di un divano
mentre leggeva - come risult poi si trattava delle ultime bozze
del Nietzsche contra Wagner - con un aspetto tremendamente
deperito; egli mi vide e si precipit su di me, mi abbracci forte
riconoscendomi, e scoppi in un fiume di lacrime; con sussulti si
risprofond poi nel divano, mentre io, anche per la scossa, non
ero in grado di rimanere in piedi. Gli si  forse aperto in quel
momento l'abisso in cui si trova o piuttosto in cui  precipitato?
Ad ogni modo nulla del genere  venuto a ripetersi. L'intera
famiglia Fino era presente. Non appena Nietzsche giaceva di nuovo
l tra gemiti e sussulti, gli fu fatta inghiottire una soluzione
di bromuro che si trovava sulla tavola. Subito inizi l'azione
calmante, e Nietzsche ridendo si diede a parlare del grande
ricevimento che veniva preparato per la sera; si trovava cos nel
giro delle sue folli raffigurazioni dal quale non usc pi fin
tanto che gli fui vicino, sempre lucido su di me e in generale
sulle persone altrui, ma racchiuso in una notte completa su se
stesso. Ossia, accadde che, con canti rumorosi e in accessi di
delirio al pianoforte che andavano crescendo fuori di misura, egli
fece uscire con impeto brandelli del mondo di pensiero in cui in
ultimo aveva vissuto, e al tempo stesso, in frasi brevi,
pronunziate con un tono indescrivibilmente smorzato, enunciava
cose sublimi, meravigliosamente lucide e indicibilmente
spaventevoli su se stesso, come colui che succedeva alla morte di
Dio, interpuntando per cos dire il tutto al pianoforte; a questo
seguirono novamente convulsioni e il manifestarsi di una
sofferenza indicibile, ma, come ho detto, questo si verific,
quando io ero presente, solo in alcuni momenti fugaci; in
complesso per prevalsero le espressioni della professione che
egli stesso si attribu, quella di giullare della nuova eternit,
ed egli, maestro ineguagliabile dell'espressione, non era in grado
di riprodurre i rapimenti della sua gaiezza se non con le
espressioni pi triviali o danzando e saltando in modo scurrile.
Il tutto veniva accompagnato dalla pi infantile innocuit, che
non lo aveva abbandonato neppure nelle tre notti in cui, gi
smaniando, tenne desta tutta la casa; e proprio questa innocuit,
insieme con una docilit quasi illimitata, non appena ci si
prestava alle sue idee di ricevimenti e di ingressi regali, di
musiche festose e cos via, trasform il trasporto fin qui in un
gioco da ragazzi.
[...].
Mi risparmi di descriverLe l'afflizione di quei quattro giorni in
cui avevamo presso di noi la signora N., e la partenza, il momento
atroce e indimenticabile in cui, verso le otto, attraverso l'atrio
della stazione centrale, illuminato in maniera stridente, vidi
passare Nietzsche condotto in modo serrato dai suoi
accompagnatori, con un passo affrettato ma insieme vacillante, con
un contegno rigido in modo innaturale; il viso era divenuto simile
a una maschera, e, senza parlare, dalla vettura pubblica arriv
subito al compartimento riservato per lui.
[...].
Per N.  finita! A riguardo non mi occorre neppure la conferma del
giudizio esperto del medico, secondo il quale si tratta di una
paralisi che pu soltanto progredire, ed  impossibile ottenere
una qualche guarigione, ma soltanto momenti di calma. Tanto oltre
 andata la cosa con questo eroe della libert; ora egli non pensa
pi alla libert.
K. Lwith, Critica dell'esistenza storica, Morano, Napoli, 1967,
pagine 191-197.
